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SCOPERTO “ALGORITMO MATEMATICO GEOMETRICO”
NELL’OPERA DI RAFFAELLO SANZIO

“CODICE RAFFAELLO”

“L A   S C U O L A   D I   A T E N E”

&

AUTORE VASILE DROJ UNIVERSOLOGO

    

  Nell’anno di grazia 1504 Leonardo Da Vinci finì Mona Lisa, ed esattamente 500 anni dopo l’universologo Vasile Droj scoprì il suo segreto testamentario - il “Vero Codice Da Vinci” (2). Ebbene lo stesso Droj sempre dopo 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, scopre anche il suo testamento, uno spettacolare “Algoritmo matematico geometrico” presente nelle opere pittoriche del Maestro. Così com’è stato un Codice Da Vinci ora preparatevi a un nuovo codice: “Codice Raffaello”.

     Raffaello creò gran parte delle sue opere codificandole e lasciando ai suoi posteri a decifrale, un genere di caccia al tesoro. Addirittura lasciò alcuni dei suoi quadri incompleti per essere completati da colui che avesse trovato l’algoritmo operativo. Ecco come funziona questo “algoritmo matematico geometrico” applicato a una delle sue opere: “La Scuola di Atene”. La Scuola di Atene è un affresco di Raffaello Sanzio, databile 1509 – 1511 (5 m. x 7,7 m.) e si trova nella Stanza della Segnatura in Vaticano.

piramide tron

    L’ASSE MISTERIOSA

    Si è detto tante volte che l’affresco “Scuola di Atene” sarebbe simmetrico nella composizione però nessuno ha scoperto la firma segreta e provante nel quale il Maestro ci avvertiva su questo. Eppure la soluzione stava là davanti ai nostri occhi chiusa in uno scatolone. Si, proprio un scatolone. Quello scatolone che sta là nel centro del palcoscenico è lui la chiave, poiché è stato dipinto in quel luogo per marcare con il suo lato e bordo verticale l’Asse dell’intero affresco (fig. 1). E veramente prolungando la linea verticale della scatola essa taglierà perfettamente in due l’intero affresco. Il filosofo che sta con i gomiti sullo scatolone è in stato meditativo pensieroso come per dire pensate e “cercate” (cerchio).

 

    IL GRANDE CERCHIO SINTETICO

    L’affresco la Scuola di Atene ha la parte superiore arcuata presentando un emiciclo. Prolungando la proiezione circolare si ottiene un gran bel Cerchio che nella parte inferiore uscirà fuori dal quadro (fig. 2). Questo Cerchio e anche una Sfera avendo il Centro sul pavimento tra le gambe dei due corifei del Simposio, Platone e Aristotele. Interessante il fatto che anche in questo caso come quello dello scatolone, Raffaello lascia un indizio. L’indizio è espresso da un bassorilievo che si trova nella parte sinistra del quadro avendo la colona monca. Basta prolungare il taglio piato della colonna da un lato all’altro del Cerchio per ottenere il Diametro orizzontale del Cerchio. L’intersezione del Diametro orizzontale con l’Asse verticale genera il Centro del Cerchio. I due diametri incrociati fanno nascere la Croce che tenendo dell’ambiente Vaticano, era molto importante per Raffaello che tenesse molto a rilevarla.

 

    Il DOPPIO CERCHIO E L’ESAGONO

    Nelle sue opere, Raffaello Sanzio utilizzava spesso due cerchi concentrici, ovviamente ben calcolati, tra quali poteva traslatare varie figure geometriche specialmente quelle classiche dette platoniche Cerchio - Triangolo - Quadrato. Questo gioco innescava un genere d’iperspazio, una vera alchimia geometrica. Nell’affresco Scuola di Atene l’arcata che già ha generato il cerchio interno, tramite la sua larga estensione permetterà di tracciare un altro cerchio più largo come nella figura 3. Il Cerchio esterno esce ancor di più fuori dall’Affresco.

 

 

 

 

 

 

 

    Lo spessore, la larghezza di questo Anello permette l’inserimento di un esagono perfetto che ci lascia stupiti per la sua perfezione (fig. 4)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

   L’ANELLO E LA PERFEZIONE IMPERFETTA    IL TRIANGOLO EQUILATERO

   L’anello creatosi tra i due cerchi che ha permesso l’iscrizione dell’Esagono, ha molte qualità tra cui quella di iscrivere un bel Triangolo equilaterale. La base del Triangolo è appoggiata sulla base dell’Affresco e circoscritta al Cerchio interno mentre la punta a quello esterno (fig. 5). Questa è la grande innovazione di Raffaello che gli permise realizzare molte e complesse sottilità. La figura è di un’estrema semplicità ma di complessa potenzialità.

 

 

 

 

 

 

 

   Ed ecco che le cose diventano più complesse a uno studio più attente e impressionano per la loro precisione. Partendo dalla base del grande Cerchio insù fino alla base dell’affresco generalizzato (fig. 6), abbiamo una distanza che si ripeterà sempre uguale a se stessa fino alla base dell’affresco con il palcoscenico, poi fino al diametro orizzontale dei Cerchi, poi fino al primo piccolo arco di volta che contiene le teste di Platone e Aristotele, arrivare poi alla base delle finestre in alto per finire nella parte superiore del Cerchio esterno. E’ impressionante vedere questa precisione tante volte ripetuta.

 

 

 

 

 

 

   Si vedrà man mano che tutta questa precisione è armonica, collegata ad altre strutture geometriche nell’affresco. Per esempio tutti gli archi di volta all’interno della navata centrale sopra gli attori principali appartengono a uno schema crescente evolutivo come nella figura 7. Interessante che nel picolo cerchio di partenza sono contenute le teste di Platone e Aristotele e poi in un crescente sviluppo i cerchi finiscono perfettamente ne grande Cerchio esterno che racchiude tutto l’affresco.

    Per colui che guarda il quadro, la catena dei cerchi sembra creare un tunel obliquo verso l’alto. Nello stesso tempo dà l’impressione che si alza anche verticalmente verso la Cupola del Tempio, come nella Chiesa Sant’Andrea della Vale di Roma, dove uno spechio su una tavola, guardato in giù fa rispecchiare la Cupola della Chiesa come se fosse nel sottosuolo.

    La progressione crescente dei cerchi che partono dalla prima arcata che inquadrano le teste di due grandi luminari, Platone e Aristotele sono contenuti in un triangolo rovesciato (fig. 8). La base rovesciata del Triangolo finisce sulla grande arcata interna dell’affresco mentre la punta in giù si proietta tra i piedi dei due grandi filosofi proprio nel centro dell’affresco dove si trova il Centro dei due cerchi che incoronano l’Opera.

 

 

 

Per vedere quanto complesso è il pensiero di Raffaello basta prolungare insù il Triangolo della figura 9, finche toccherà il grande Cerchio esterno, dove la sua base orizzontale passerà tra la parte inferiore del grande Cerchio interiore e la parte superiore del penultimo cerchio in sviluppo progressivo.

 

 

 

 


  PROSPETTIVE, PROIEZIONI E PUNTI DI FUGA

     Il triangolo appeno esposto con il suo apice rovesciato ha due proprietà, una, che ha la punta nel Centro del grande Cerchio, e seconda, che nel basso del più piccolo cerchio si trova la punta di fuga delle linee prospettiche (fig. 10). Sul pavimento della sala, in primo piano ci sono gravati dei quadrati le cui proiezioni di prospettiva finiscono tra i corpi dei due grandi filosofi Platone e Aristotele, sulla base del piccolo Cerchio. Straordinario il fatto che le prolunghe delle linee di fuga continuate insù finiscono continuando sui bordi del soffitto.

    Accanto a questa maestosa monumentalità architettonica ordinata dalla geometria sublime c’è la distribuzione disordinata sul palcoscenico dei filosofi dispersi dopo non si sa quale regola. Qualcuno sta sdraiato persino sui gradini.

Questa è la scoperta in anteprima mondiale assoluta realizzata da Vasile Droj riguardante l’’Algoritmo matematico geometrico” utilizzato in segreto dal pittore rinascimentale Raffaello Sanzio nelle sue opere.

    L’affresco La Scuola di Atene è un prodotto artematico appartenente all’”Artematica” ossia l’’arte matematizzata”. Nell’antichità non esisteva l’arte così come la conosciamo oggi, ogni tratto doveva esprimere qualcosa concreto; proporzioni, armonie, rapporti, messaggi chiari etc. L’Artematica si sviluppò nell’antichità specialmente in Egitto. Leonardo Da Vinci e Raffaello furono tra gli ultimi artematici.

 

    L’algoritmo di Raffaello è più complesso di quello di Leonardo anche per le dimensioni dell’affresco 5 m. X 7,7 m. Tali dimensioni potevano esprimere più contenuti. La piccola Mona Lisa e Salvator Mundi di Leonardo dovevano essere appositamente minuscole per essere meglio trasportate assieme ai codici che contenevano. Erano delle vere “agende tascabili dei codici”, mentre le enormi superficie raffaellesche apprivano grandi spazi di manovra. E Raffaello misse tutto – era nel Centro del Mondo - nelle stanze più sacre del Vaticano e il Maestro lasciò la sua impronta per l’Eternità.

  

 

Roma 15.01.2020


Vasile Droj

Fondatore Centro Universologico di Roma

www.universology.com  e-mail vostreopinioni@universology.com

 

 

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