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L'ORIGINE IPERBOREA DEI ROMANI

UN CODICE SEGRETO SVELA IL MISTERO
DELLA FONDAZIONE DI ROMA

ROMA E L'INIZIO DELLA CIVILTÀ

AUTORE VASILE DROJ UNIVERSOLOGO

   Il mistero della fondazione di Roma sarebbe nascosto nella lingua latina attraverso un codice semantico segreto, afferma l’universologo Vasile Droj di Roma. La Fondazione non sarebbe nata da un fratricidio bensì dalla fusione di due popoli, troiano e latino, provenienti da una sorgente comune “iperborea” (la Lupa) che porta verso l’immemore origini “ramane” del grande eroe civilizzatore Rama. Dopo la caduta di Troia e il consulto degli oracoli sibillini, specialmente i loro annali, Eneas decide di imitare l’esempio di Rama riunendo i due popoli smarriti in un Progetto che cambierà il mondo – la Fondazione e l’Impero di Roma. L’analisi linguistica del presente studio è originale e molto accurata lasciando intravedere uno scenario che c’è sfuggito per migliaia di anni probabilmente anche a Virgilio stesso. L’attuale articolo è soltanto un’infima parte di un raccolto immenso che Vasile Droj sviluppò sul percorso a trenta anni, presentandolo in varie conferenze, accademie e pubblicazioni. Nel presente articolo sono esposte soltanto due pubblicazioni: le riviste italiane “Minerva” n. 155 de Settembre 1998 e rivista” lo Stato” n.19, 12 Maggio 1998.

   Nella storia del mondo poche città hanno avuto lo splendore e il fascino di Roma e ancor meno hanno resistito tanto a lungo per meritare l'appellativo di Città Eterna. Se potessimo utilizzare la moviola del tempo storico, L'Origine Iperborea dei Romanipotremmo rivedere come migliaia e migliaia di città fiorenti sono scomparse per sempre, una dopo l'altra, come gocce di pioggia in un giorno d'estate. Perché allora, Roma è rimasta tanto a lungo? La risposta è, per me, nella leggenda della sua fondazione. La molla forte della mia teoria è l'uso della lingua, specialmente del tesoro semantico perpetuato dentro le parole originarie nelle loro radici primitive. In conformità a questa teoria le radici profonde non cambiano, anche se i vari vestiti colorati delle parole vogliono farlo credere. Con tutto il contrabbando storico che le parole hanno dovuto pagare per il passaggio di dogana fra varie lingue e popoli, le radici sono, infatti, rimaste abbastanza intere per permettere di ricostruire la storia degli eventi primari o cosiddetti di "fondazione". Per non parlare, poi, di nomi propri che sono rimasti invariati per migliaia, a volte decine di migliaia di anni. Il metodo linguistico non è nuovo nella ricerca sulla storia dei vari popoli, ma quello che è assolutamente nuovo, in questo caso, è la scoperta e l'uso di un "codice" linguistico ancestral-universale, quella lingua prebabelica che sta all'origine della famiglia linguistica indoeuropea, insieme con un "codice" di pensiero antico e a noi poco conosciuto. Occorre sempre partire da un presupposto: le nostre conoscenze sul mondo antico sono molto approssimative e la realtà è stata molto diversa, che le leggende e i miti sono molto differenti dalla loro lineare descrizione e che, se decodificati, lasciano intravedere un tutt'altro mondo.

   LA LUPA COMUNE

   All'inizio, là dove è ora il centro di Roma, erano le sette colline; anzi otto con quella, fuori Roma, chiamata La Mana. Queste otto colline Lupa Bordataemergevanoverso il cielo come le mammelle e otto erano anche le mammelle della lupa simbolo di Roma. Su queste colline e nei dintorni si stabilirono i latini, arrivati in Italia dall'est, al di là del Danubio, pressapoco dalle zone dove oggi è la Romania. Dallo stesso Nord erano scesi verso sud anche gli ioni, i dori e i corinti che avevano dato origine ai greci e alla Grecia. Prima dei greci, però, sono scesi i cosiddetti troiani che avevano fondato Troia, nella Turchia appartenente all’antica Thracia. Tra greci e troiani era iniziata poi - come si sa - la guerra e Troia fu distrutta. I superstiti, condotti da Eneas, girarono a lungo nelle isole del Mar Mediterraneo, per cercare una patria, ma furono da tutti rifiutati. Arrivarono allora a Cartagine, in Africa, dove una Sibilla gli disse: "Perché non andate dai vostri fratelli che vi daranno la terra?". La Sibilla cartaginese li mandò così ad un'altra Sibilla, quella Cumana (vicino alla Napoli di oggi) che li mandò a sua volta ai loro fratelli, cioè ai latini stabiliti sugli otto colli. Il loro re, che si chiamava Latino, riconoscendo la loro appartenenza alla stessa "gens latina", offrì loro un colle che - guarda caso - si chiamava Palatino. Ecco, dunque, che avevano un re chiamato Latino e avevano offerto il Palatino agli altri latini,loro fratelli. Ma ecco il punto: come aveva saputo Latino dei suoi fratelli venuti da lontano? In quei tempi le Sibille, che indovinavano il futuro e il passato, tenevano gli annali di tutti gli eventi e movimenti dei popoli. Per questo sì chiamavano Sibille cumane, cioè di comune storia e di comuni interessi. "Oicumena", in greco, è "territorio in comune", provenendo dalla parola greca oikos, cioè luogo, e "cumena" ossia "comune". La "Sibilla" era la "Cibella", ossia la dea della Terra, cioè del luogo. Poi "Cibella", in decodificazione, vuole dire "Cabala". Tutti i popoli che predivano il futuro (come Egitto, Israele, Grecia, India, Cina) utilizzavano degli annali per scrivere la storia del passato.

L'origine Iperborea dei Romani   Quando le Sibille avevano visto i troiani di Eneas avevano dunque capito immediatamente che erano di origine latina, provenienti dallo stesso luogodi nascita come i latini, e li avevano spinti a riunirsi con i loro fratelli. Il colle dato, cioè il Palatino, significava il nuovo Patto Latino. La lupa che allatta i due bambini significa proprio la sorgente dei due rami dello stesso popolo che si rifanno alla madre comune. Il già citato “codice linguistico e di pensiero ancestral-universale” dimostra che la parola latte e latino sono di comune provenienza e che il latte che succhiano i due bambini è la matrice linguistica comune. Roma, la città dei sette, anzi otto colli che imitano i mammelloni si chiamava all'inizio Ruma, che voleva dire Mammellone (Mamma). E veramente, per migliaia di anni, Roma è stata ilMammellone che ha allattato tanti popoli. Ma sia la Lupa sia il nome Ruma porta al luogo di origine dei latini, interno e intorno l'Arco Carpatico, a nord del Danubio, nelle selvagge foreste della Tracia più o meno dove è l’attuale Romania. In Dacia, poi, viveva il lupo che era diventato il simbolo di lotta dei daci trasfor­mati poi in romeni detti anche rumeni. Il fatto che tra tutti i popoli conquistati dai romani solo i romeni aves­sero mantenuto il nome di Roma, da dove il nome di Romania, rimanendo latini in un mare di slavi, è un in­dizio che il luogo delle Origini o della Rimanenza si è mantenuto nel nome di Romeno. La parola Roma, inoltre, nasconde in essa proprio questi significati, vedi remoto, orme, rame (epoca del Rame prima dell'epoca del Ferro), sermone, etc: Interessante che la parola orme si esprime anche con la parola tracce che assomiglia a Thracia dove si considerava fossero le orme o tracce della Civiltà primaria da cui, in tempi estremamente remoti, si sono distaccati i latini. Tracia suggerisce anche il tronco comune dell'albero genealogico. Il lupo è il simbolo della lotta e i latini si erano dimostrati molto bellicosi.
Da qui lite, litigare, litigio. Nel mondo animale i cuccioli si battono per il latte. I due bambini sotto la Lupa, Ro mulus e Remus, lottarono per il latte. Il Latte fa crescere il lottatore e la lotta, in generale, è ben espressa anche nella codifica di Roma perché Roma = Arma.

   Come spesso nella crescita stanno anche i germi della decadenza, Roma, con ormon, amor, harem, umore, ci porta ai tempi del tardo impero quanto la virtù, decadendo, riempì Roma di vomitari, latrine, lupanari, bordelli, fino a farla decadere.

   LA VERA LEGGENDA DI ROMULUS E REMUS

   Il mito di Romulus e Remus come fondatori di Roma sarebbe codificato e ciò che conosciamo oggi è ben diverso dal significato originario. LaFondazione di Roma non è basata su un fratricidio, quello di Romulus su Remus, ma dalla fusione di due rami tribali, provenenti dalla stessa sorgente, che dopo migliaia di anni si riunirono e si fusero in un solo popolo. Da qui il parallelismo; “non due ma uno solo e riunito”.

   Ecco la leggenda ordinaria. Dall'unione della figlia del re Numitore, Rea Silvia (predestinata a essere vestale) con il dio Marte, nacquero due gemelli Romulus e Remus. L'usurpatore Amulio, per farli scomparire, li allontanò in una cesta sulle acque del Tevere, ma una corrente lì trasportò invece verso la sorgente, facendoli arenare alle pendici del Germolo, luogo del Palatino, all'ombra di un fico chiamato fico Ruminale. Qui una lupa trovò e nutrì i bambini finché, un giorno, il pastore Faustolo li portò a casa dove la sua moglie, Acca Larentia, li allattò insieme ai suoi 12 figli.

   Fin qui, dunque, la leggenda. Ed ecco, ora, le decodifi­cazioni dimenticate dalla storia, in conformità al “Codice di pensiero ancestral-universale”: i L'origine Iperborea dei Romaninomi propri degli eroi e i nomi dei luoghi nascondono la vera realtà: Numitore è re di Albalonga nell'Ardea. Il suo nome vuole dire proprio nominatore o "numitore" colui che dà nomi alle cose, insomma un originatore. Alba la capitale vuole dire città delle origini come il colore bianco, latino Albus, che ha anche il significato di alba o origine, inizio. In base a queste informazioni, i romani, quando conquistarono la Dacia, luogo delle loro origini, dettero il nome di Alba-Regia e Alba Iulia alla nuova capitale. Il luogo conquistato si chiamava Ardeal, proprio come l'Ardea italica. Ardea vuol dire foresta che in ungherese è erdely, romeno padure, codru, tutte provenienti da verde il colore La zona fu chiamata dai Romani Transilvania, cioè luogo delle foreste (latino silva). E proprio nelle foreste crescono i lupi diventato simbolo comune dei daci e romani. La Lupa era la loro madre comune. Poi Rea Silvia, madre di Romulus e Remus, si chiama così proprio dalla parola latina silva per ricordare il luogo forestale delle origini. Non solo ma il padre dei gemelli era proprio Marte il dio della guerra, spiegando così la straordinaria bellicosità sia dei romani che dei daci. (Vedi la relazione Roma - Arma). Non a caso il nome dei Daci in latino è dax-dacis che viene da  audax-audacis ossia audaci, e furono tra i pochi che inflissero ai romani tre sconfitte consecutive. Nella stessa codificazione; l'usurpatore Amulio è il Male, mentre il Tevere si paragona con il fiume delle origini - il Danubio – l’antica Sorgente. Proprio per questo la leggenda dice che il cesto con i due bambini ritornò indietro andando verso la sorgente allusione a “Sorgens Patrem Qurites Romani”  (S.P.Q.R.) Il  fiume Tevere "TVR", in decodificazione linguistica, chiave letterale, dà le varianti "TRV" e "VTR", cioè Trovare e Verità.

   Il luogo dello sbarco del cesto con i due bambini Romulus e Remus si chiamava Germolo, cioè luogo di germoglio (di un nuovo popolo ed una nuova città). L’albero (fico) sotto il quale la lupa trovò i bambini si chiamava Fico Ruminale, rappresentando l'albero genealogico della rimanenza storica. Ruminale vuol dire rimanenza o discendenza dai ramani o ramni di cui Rama fu grande eroe civilizzatore dell'Umanità. Interessante, inoltre, è che dalle radici del fico Ruminale, che ombreggiava l'entrata nella grotta della lupa, scaturiva una sorgente. La chiave d'interpretazione simbolica è chiara: le radici della Sorgente sono anche le radici dell'albero Ruminale "RMN". Il luogo delle origini o della Rimanenza era là dove si trovavano i rumeni dell'ancestrale madre Ruma ossia gli odierni romeni fusi poi con i figli della seconda madre Roma. I primogeniti prima della grande fondazione, si chiamarono "ramani". Colui che trovò i due bambini sul Tevere, Romulus e Remus si chiamò Faustolo proprio per accentuare con il suo nome il fausto momento della nascita del popolo romano e del suo fasto imperiale. Era "un pastore, cioè quello che ha cura della nascita e della crescita di un gregge. Sua moglie aveva 12 figli e ciò vuole alludere alle 12 tribù, come quelle di Israele o ai 12 rami di civiltà indoeuropea, ai quali si aggiungeva uno nuovo, quello romano, appena nato dall'unione di due popoli ritrovati e rifondati in uno solo.

   In quanto alla lupa allattatrice di Romulus e Remus, essa simbolizza l'origine primitiva e comune di due antiche tribù ricordando le foreste della Tracia e Trasilvania. Il lupo è il simbolo stesso della lotta (lup-lupta e non a caso la leggenda è scritta bene nella filiazione linguistica: lupa, latte, lotta, latino. Nella lingua romena, che ha molte radici della lingua latina primitiva, la filiazione ha questa forma: lup, lapte, lupta, ossia lupa, latte, lotta. La presenza biletterale "PT" è generata dalla parola Aptitudine come Potere. Il significato è questo: lottando per ottenere il latte della lupa, i cuccioli sviluppano capacità o attitudini necessarie alla sopravvivenza, proprio quelle che hanno fatto poi grande Roma. In altre parole, la "Virtus romana". Il gruppo "PT" si trova anche nei numeri 7 (in romeno sapte) e 8 (opt). Sette sono i colli di Roma, cioè la sua potenza, anzi otto con l'ag­giunta dell’ottavo colle, la Mana. Ma anche le mammelle della Lupa che danno il potere sono otto. Tutti gli animali, incluso l’uomo, hanno numero pari delle mammelle. Il Colle Capitolio che ancora porta le tombe degli aborigeni latini ha forma di mammellone “Ruma” o Roma = Poppa” e collega alla “dea Romina” “ficus Rumi-nalis”, dea delle poppe e dell’allattamento. Probabilmente quel “ficus” allude all’organo genitale femminile.
La dea Romina e Acca Larentia alludono alla vecchia Rimanenza ancestrale che porta alle origini Iperboreiche più o meno dentro e intorno alla vecchia Dacia dei romani. In lingua romena “dadaca” era colei che alata e cresce i bambini insegnandoli “dadaci”. Acca proverebbe da a coccolare e cuccioli. I bambini abbreviano dadaca in acca o aca da dove il nome di “Acca la daca” come ricordo delle Origini. D’altronde il nome Acca è simile a qui romeno aci che per sottolineare dice: da qui! In romeno “da aci “ossia “Dacia”. Anche il secondo nome Larentia porta nella stessa direzione poiché il Lari erano demoni protettori dei luoghi. La parola potrebbe venire anche da “larva”, “stato larvale” ossia d’incubazione, di nuovo allusione al luogo di nascita. I Lari furono accomunati con i Penati apportati da Eneas di Troia ricordando i luoghi delle antiche Origini. Semplificando il nome Larentia ed eliminando la “R” si ottiene così LAENTIA, lasciando intravedere l’origine LATINA. D’altronde anche LATONA la madre di Apollo era di quella zona Iperborea.

   La leggenda di Romulus e Remus continua dicendo che i due ricevettero dal re Numitore terreno sul colle Palatino per costruire una città. Mentre i due delimitarono con gli aratri lo spazio di ognuno, iniziò una lite tra loro e Romulus uccise Remus. Sbagliato, anche in questo caso, perché tra Romulus e Remus la vera lotta fu per vincere in aptitudine e non in uccisione. In altre parole, doveva vincere il migliore nel senso che le migliori abitudini, tradizioni e conoscenze dei due popoli dovevano fondersi ed essere unanimemente accettate in una sola visione e dottrina. Non Romulus che uccide Remus, dunque, ma le migliori cose che s’impongono sulle mediocri o peggiori per creare un Nuovo Programma.

   L'ODYSSEA E IL SOGNO DI ENEAS

   Quando nell’Iliade e l’Odissea, Omero descriveva la caduta di Troia, neanche pensava che un’altra Odissea infinitamente più propinqua che aveva cambiato il mondo per sempre stava per iniziare. Era l’odissea del L'origine Iperborea dei Romaniprofugo Eneas che lasciando Troia cercava nel Mediterraneo un pezzo di terra dove sopravvivere. Con il profugo che non aveva dove appoggiare il piede inizierà il più grande è longevo impero che il mondo abbia conosciuto, l’Impero Romano. C’é da chiedersi dove e quando si plasmò il grande sogno di Eneas. Ecco la storia. Dopo che fu respinto e cacciato da tutte le parti, approdò a Cartagena in Africa, dove la regina Didona non solo offrì la sua terra ma diventando amanti lo fece quasi re. Perché allora Eneas lasciò tutto riprendendo di nuovo le peripezie sul mare? Qui sta il segreto di tutti i segreti della fondazione di Roma. Eccolo: Nel mondo antico gli oracoli come quello di Delfi, Cartagine, Cuma, erano dei veri archivi riguardanti i movimenti di popoli sul percorso di migliaia di anni, ed Eneas gli consultò aiutato da Didona che poi si pentì. Il “profugo” trovò la vera origine di Troia, dei greci e dei latini stabiliti in Latio. Fu colpito dal fatto che lui e la sua gente erano dello stesso sangue e origine con i latini, e perciò decise di riunirsi con loro per fondare un nuovo popolo, questa volta “romano”, in memoria della vecchia rimanenza. Niente lo fermò neppure i pianti disperati della regina sposa Didona che di dolore si togliesse la vita. Già dalla fuga di Troia le navi troiane salparono verso Tracia. Il dio Apollo promette a Eneas e ai suoi discendenti un impero universale se essi ritorneranno “all’antica madre patria di Troia”.

   Arrivato all’Oracolo di Cuma, della Sibila cumana, vicino a Napoli, ebbe le risposte definitive, e appena sbarcato nel Latio, fu ricevuto dai fratelli latini e il re Latino con tutti gli onori. Da qualche tempo i vaticini consigliavano il re di non dare sua figlia Lavinia a un pretendente locale “ma allo “Straniero” che doveva arrivare e dare lustro alla gens latina”, come diceva Virgilio. Tutto fu codificato purché nessuno capisca e perciò Romulus e Remus non erano fratricidi bensì due popoli: quello aborigeno latino e quel troiano profugo, in via di fusione: “Moriva qualcosa e nasceva altra cosa” Dalla loro riunione o “Fondazione” nacque un popolo nuovo “romano”, in memoria della loro origine comune, l’antica Rimanenza.

   RAMA E L'ORIGINE DELLA CIVILTÀ

   Quando Eneas spolverò gli annali degli Oracoli sperperati nel Mediterraneo, trovò molto più di che si aspettasse, non soltanto le proprie origini ma addirittura quelle della Civiltà, almeno quella comune dei tre continenti Europa, Asia e Africa (Nord). Egli trovò, che molto più al nord, al di là del Danubius latino, Istros greco e Pothamos daco-romeno si estendeva il fiorente regno degli Iperborei. Da quella straordinaria civiltà discesero immigrando anche loro come troiani, assieme ai greci e latini.

   Ora si deve chiarire una volta per sempre che la parola “iperborei” o Borei (borea vento del nord), è soltanto una collocazione spaziale infinitamente minore a quella che esprime la vera natura e qualità di questo popolo - la virilità. Poiché la lettera ”b” è gemellata con la ”v”, bora diventa vora, ver, vir virus, virilità, verità, virtù, vortice, verticalità, in una parola la “virtus iper boreica” discende nella “virtus romana rediviva”. Perciò gli IperBorei sono “IperVorei”. Tenendo conto anche del soggiungimento del super complemento “iper” il quadro è completo.
Fu questa eccezionalità che conferì a quella civiltà nordica un’aureola semidivina che molti popoli glorificarono tentando ad’identificarsi in essa. Ma un evento maggiore probabilmente una miniglaciazione rompe l’unità di quell’entità statale e sotto il regno di Rama immigrò in tre direzioni o rami. Un ramo attraverso l’Oriente fino in India e le peripezie rimassero scritte nell’epopea Ramayana con l’eroe Rama, e poi Rama Krishna. Un altro ramo s’indirizzò verso sud, influì proto Grecia Israele e nell’Ur di Caldea s’incarnò in “padre di molte nazioni”. ABRAMO = AB-RAMO dove “Ab” latino vuol dire “da..RAMA”. Poi il ramo sud dell’Iperboreo Rama scese in Egitto, dove rimase nell’immaginario collettivo con i nomi dei gloriosi faraoni Ramses. Persino il supremo connubio RA-AMON porta il glorioso ricordo. Tutti volevano essere eredi di quello straordinario personaggio e sua cultura che influì i popoli dei tre continenti.

   Fu questo che Eneas capì dal grande Oracolo dei Popoli e decise che era venuto il tempo di fare la grande giunzione e fusione tra il ramo di Rama (i latini) che discesero dal Nord Iperboreo stabiliti in Latio (Italia)(ROMULUS), e il ramo troiano o sumerico di Asia Minore, vedi REMUS<>SUMER (letto al contrario). Fu un piano straordinario che soltanto Mosé 700 ani prima e Alessandro Magno 400 anni dopo riuscirono a realizzare. Fu proprio il ricordo del grande eroe civilizzatore Rama che incantando le popolazioni permesse ad Alessandro Macedone di conquistare l’Asia. Egli seguì le vie di Rama, dall’Egitto attraverso l’Asia Minore, Persia, fino in India, dove ancora erano vive le spedizioni degli ariani di Rama. La grande Biblioteca di Alessandria conteneva tutti i documenti degli oracoli antichi che illuminarono la mente del condottiero come quella di Eneas.

   La fondazione di Roma non fu realizzata a caso ma profondamente pensata e ben codificata. Eneas apporto con sé da Troia anche il vero Palladio (quello falso fu rubato da Ulyse) che di sicuro fu interrato sul Palatino. Sulla fondazione di Roma circolarono molte profezie ancor prima che il profugo straniero Eneas sbarcasse in Italia. Ora una domanda s’impone: se la storia di Roma iniziò con l’avvento di uno straniero (Eneas), ebbe poi la svolta con un altro, il (San Pietro) che mise le basi della Chiesa di Cristo a Roma, ci si chiede ancor una volta se non sarà per caso un altro straniero a dare gloria e lustro alla gens latina?

   CONCLUSIONI

   Come nell’Antichità l’unico mezzo di stoccare e manipolare informazioni e conoscenze era la lingua (specialmente greco-latina) furono appositamente codificate tutte le “fondazioni” semantiche, religiose, mitologiche, Lupacosmogoniche nonché le fondazioni statali e delle città. La fondazione di Roma segue questa regola dimostrando che la sua nascita fu il frutto della fusione di due popoli d'origine danubiano - carpatica iperborea. Eneas l‘eroe dell’impresa riscopre negli anali degli Oracoli le origini nordiche dei troiani e dei latini e mete le basi dell’impero romano seguendo l’esempio del grande eroe civilizzatore Rama.

   Coniugando passato, presente e futuro, non ci resta che pensare all’Europa di oggi, smarrita e in crisi d’identità di cui il “progetto di Eneas” e “l’esempio di Rama” sarebbero il Gran Rimedio.

   Ma la storia non finisce qui, i cuccioli della Lupa furono tre, chi fu il terzo?


Vasile Droj
Fondatore Centro Universologico di Roma

www.universology.com email vasidro@tiscali.it

 

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