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GLI IPERBOREI, ANELLO MANCANTE TRA
LA CIVILTÀ ATLANTIDEA E QUELLA STORICA

LA GRANDE MIGRAZIONE RAMANICA
DI SORGENTE IPERBOREA

LA SFINGE CARPATICA CUSTODE DELLE ORIGINI

AUTORE VASILE DROJ

   Un'antica leggenda dei Carpazi della Romania narra così: “In un tempo immemore il regno di un grande re detto Hasmas fu invaso da orde di nemici senza fine che annientarono le sue armate. Alla fine mandò a lottare contro gli invasori i due figli maggiori trattenendo con sé il terzo, più piccolo, dicendo loro che finché avessero lottato spalla a spalla sarebbero stati invincibili. Ma uno di loro tradì il consiglio del padre e, sommersi dagli invasori, morirono entrambi trasformandosi in pietra. Il grande re affranto di dolore si trasformò in una montagna e le sue lacrime divennero due fiumi che vanno insieme e poi si separarono. I nomi dei due figli erano Mures e Olt”. Ancora oggi in Romania esistono due fiumi chiamati proprio Mures e Olt, in latino Maris e Alutus, che sorgono dalla grande montagna Hasmas nei Carpazi. Ed è strano che dal luogo della separazione il fiume Olt, (il figlio che tradì) diventa vertiginoso, difficilmente navigabile.

Migrazione Ramanica, gli Iperborei   Questa leggenda viene dalla notte dei tempi e sembra contenere informazioni sintetizzate in un'epoca in cui le narrazioni storiche moderne non riescono ad arrivare. Sappiamo bene che nelle leggende e nei miti c'è sempre un nocciolo di verità. Nelle parole, specialmente nei nomi propri dei personaggi, nella toponimia dei luoghi, delle acque, delle montagne sono rimasti codificati frammenti d'informazioni che bene analizzati e sintetizzati possono far luce sulla miriade di ombre che tingono gli scenari dei fatti avvenuti. Importante è capire quel “codice linguistico ancestrale universale” nella sua ideazione razionale e concreta. Elementi di un simile “codice” saranno utilizzati in quest’articolo.

   La leggenda sull'invasione del regno del grande re Hasmas è molto plausibile. I Carpazi, la zona della Romania in generale, si trovano proprio nell'area più grande e di continua migrazione storica di tutta la Terra. La zona attorno al Mar Nero, specialmente le pianure nordiche, sono state continuamente teatro di migrazioni e guerre. Prima la migrazione ariana, poi i popoli greci dei Dori, Ioni e Corinzi scesi da quelle latitudini, sciiti, sarmati, goti, visigoti, unni, poi le orde dei tartari, i mongoli, poi gli ottomani. Anche nell'epoca moderna le invasioni vanno o vengono da quella zona del Mar Nero, vedi le campagne napoleoniche in Russia, la guerra di Crimea del 1853, l'espansione tedesca della prima e della seconda guerra mondiale per non parlare anche della guerra fredda orientata verso le stesse zone.

   Come ben visibile nella (fig. 1) attorno al Mar Nero si è creata già dai tempi preistorici una rotatoria migratoria oraria e antioraria mescolando le popolazioni dell'Asia con quelle dell'Europa e dell'Africa del Nord. Non a caso attorno a questa zona che comprende anche il Medio Oriente e l'Egitto si sono create le più importanti mitologie fondamentali, dal Diluvio Universale all'intreccio degli uomini con gli Dei.

   Tutto questo viavai di popoli e culture ha lasciato tracce sincretiche nella tradizione del luogo. La zona nordica del Mar Nero è troppo pianeggiante per resistere alle infinite migrazioni e mantenere le tradizioni di continua permanenza. La struttura montuosa dei Carpazi, a forma d’arco crea una fortezza naturale ideale per mantenere gli elementi essenziali della tradizione primaria. Questa constatazione non è da poco tenendo conto che nella zona danubiano-carpatica sono state preservate tradizioni e conoscenze che sfiorano l'arco di 7 - 9 millenni.

Migrazione Ramanica   Le ricerche dell’esploratore americano Ballard nel Mar Nero provarono che questo bacino d'acqua si estese considerevolmente 7 - 8 mila anni fa dopo un dirompente straripamento del Bosforo. Nella cartina (fig. 2) è ben visibile che la maggior parte dell'inondazione è avvenuta nella zona della foce del Danubio dove in concomitanza con l’alzamento delle acque del fiume crearono un Diluvio diventato poi Universale. In un recente articolo paragono la catastrofica irruzione delle acque alla distruzione d'Atlantide o di un genere di Atlantide che fece immigrare i superstiti verso le zone alte delle montagne carpatiche creando alla civiltà Iperborea concentrata nell'Arco delle stesse montagne. Di conseguenza nella zona si salvarono e furono creati nuovi miti e leggende che forgiarono poi la base della civiltà storica più o meno conosciuta.

   Ma ancor prima di arrivare alla storia conosciuta si creerà un grande scisma al Luogo delle Origini Iperboree post atlantiche che produrrà un'immensa migrazione meta-planetaria, che grosso modo formerà lo scenario del mondo antico già conosciuto. C'è da chiedersi se la leggenda del re Hasmas e dei suoi tre figli non fosse altro che lo smembramento di una primigenia civiltà che sotto le pressioni delle invasioni o mini glaciazioni migrò in almeno due direzioni fondamentali, quella del Mures e quella dell'Olt.

   IL LUOGO DELLE ORIGINI,
   LA SFINGE CARPATICA

Migrazione Ramanica   Nella catena carpatica della Romania c'è un monte chiamato Bucegi di cui una cima si chiama Om. Ebbene, qui si trova una gigantesca testa umana scolpita nella roccia chiamata Sfinge, (fig. 3). La somiglianza con la Sfinge egiziana della Piana di Giza è impressionante ma quello che sorprende di più sono le proporzioni e le dimensioni tra le due teste quasi identiche anche se situate a migliaia chilometri distanza. La Sfinge carpatica è naturale, scolpita in un solo blocco di pietra della stessa montagna. Alcuni studiosi hanno attribuito alla Sfinge dei Carpazi una vecchiaia di almeno 10.000 anni. La matusalemmica età ne fa madre di tutte le sfinge.

   La montagna che ospita la Sfinge ha la cima rasata come una piana simile a quella di Giza, chiamata  nel gergo locale platou (fig. 4). Accanto alla Sfinge si trovano le "Colonne del Cielo", due pietre immense, sembra naturali, di 10 metri d'altezza. Non lontano sulla piana si trovano altre pietre naturali di decine di metri d'altezza che assomigliano a dei piedi che vogliono toccare il cielo. Il loro nome è Babele. Vicino alla stessa Sfinge si trova una collina a forma di piramide di cui i lati sono ancora ben visibili. Il  luogo di accesso a questa piana situata a più di 2000 m. altezza è la località Sinaia.

   In altre parole, l'entrata sulla cima piatta di un monte chiamato Om, ha il nome Sinaia (come il famosissimo monte Sinai) dove si trova una Sfinge accanto ad una piramide. Più in la, le Colonne del Cielo come le colonne d'Ercole e più in basso Babele, i piedi che toccano il cielo. Impressionante l'analogia con i miti primari dell'Umanità. Non ne manca uno. Come la datazione temporale del complesso natural-architettonico è impressionante. C'è da chiedersi se il mito del Nord Iperboreo tanto glorificato dai greci non fosse proprio qui. D'altronde ci sono indizi più che sufficienti per dimostrarlo.

Migrazione Ramanica   La Bibbia narra che gli uomini si unirono sulla piana del Seenar per alzare una grande torre che doveva toccare il cielo. Ebbene Seenar è molto simile alla parola Sinaia o Sinai ed è logico che si arrivi prima al cielo partendo da una altura come la cima di un monte che da una pianura paludosa. Oppure, se lo spazio piatto detto pianura non fosse proprio la piana sopra la montagna. Anche le Colonne del Cielo presenti sulla stessa piana alludono all'intenzione di toccare il Cielo. Le grandi pietre Babele che hanno evidenti forme di piedi orientati verso il cielo nella traduzione della lingua romena, la lingua del posto, alludono a Babele come delle vecchiette che chiacchierano, convincente argomento della grande confusione delle lingue. Da là, da Babele partì la balbuzie, il bla..bla..bla che confuse le lingue.

   Sembra che qui, su questa montagna rasata vigilata dalla Sfinge carpatica, fu marcato il luogo ultimo delle Origini dopo di che partirono le grandi migrazioni ariane che mescolarono popoli, conoscenze e culture. Il luogo delle Origini è rimasto nella memoria sotto forma di leggende e miti portati poi in altri parti del mondo. Tanti popoli antichi anche se vivevano da sempre nelle pianure hanno mantenuto la credenza della loro provenienza da una Collina o Monte sacro a volte chiamato Meru che nelle vicinanze si chiama Maramures. Il sancta sanctorum degli egizi era la collina sacra ben custodita come luogo delle loro origini. Da quest'archetipo di pura erezione nacquero poi quelli delle piramidi, degli obelischi, delle colonne. Tutta l'essenza del creato era distillata nella punta suprema della collina la dove s’installava il così detto "ben ben".

Migrazione Ramanica   Lo scopo degli antichi era quello di ben custodire gli ancestrali segreti delle Origini e mettere sul luogo una Sfinge per vigilare. Là dove c'è una Sfinge c’è anche un tesoro. In conformità alla teoria del veggente dormiente Edgar Cayce che supponeva la presenza di “camere degli archivi” sotto la Sfinge di Giza, c'è da chiedersi se la Sfinge Carpatica non ne detenga anch'essa una. In questo caso potrebbe essere proprio quella originaria, la più antica. E guarda caso che il nome della famosa Camera degli Archivi detta “Amenti” di Giza è puramente ed esclusivamente in romeno, la lingua del posto, che significa: ricordare, ricordi in romeno Amintì, Amintire. La sua scoperta rivoluzionerà l’Umanità rimpostando tutte le conoscenze umane. Come A-Menti viene anche dalla mente qualcuno ha già perlustrato con la sua mente le “camere” già dalla fine degli anni ’70. E che dire poi che A-Menti allude proprio a un Monte sul quale giace un segno indelebile: una testa umana chiamata Sfinge che mescola e assembla tutta la conoscenza umana in una nuova visione universale. Il latino Omen, segno, indica bene la sorgente “Signus Originis” –Insegnare. Sarebbe questo il significato biblico: “alla fine dei tempi saranno aperti nuovi rotoli”?

   LA STONEHENGE CARPATICA

   La teoria secondo cui l'Arco Carpatico è stato la culla della “civiltà primigenia” malgrado le tempestose migrazioni millenarie nella rotatoria attorno al Mar Nero viene da diverse altre prove che dimostrano il contatto con le civiltà megalitiche d'Inghilterra, Francia, e del vicino Oriente, specialmente Anatolia. Ad appena un centinaio di chilometri dalla piana del Monte Om si trova una “Stonehenge carpatica” quasi identica in concezione a quella inglese. È il santuario di Sarmisegetuza-Regia (fig. 5). Impressiona non soltanto la stessa distribuzione concentrica dei cerchi ma specialmente le loro dimensioni reali; Stonehenge avendo un diametro di 29,56 m. mentre Sarmisegetuza-Regia uno di 29.40 m. con una differenza di appena l'apertura del palmo della mano.

Migrazione Ramanica   Il Santuario di Romania è più recente di quello britannico ma la linea logica perseguita dai loro costruttori sembra provenire dalla stessa sorgente. L'equazione del Santuario carpatico dà la soluzione a quello britannico. Se Stonehenge è un semplice cerchio bi o tri concentrico, il Santuario carpatico è un vero complesso contenendo molti altri santuari più piccoli sia circolari sia quadrati (fìg. 6). In essi sono celate informazioni straordinarie tra cui una matematica diversa da quella attuale che codifica messaggi e realtà straordinarie* di una conoscenza remota diversa da quella di oggi.

   Pochi anni fa in Romania, vicino ad una cittadina chiamata Alba-Iulia in memoria all’antica capitale dei latini del Lazio (Albalonga), fu scoperto un Santuario inpietra massiccia identico a quello di Stonehenge. Il nome della capitale Alba che esprime il bianco lat. albus, romeno alb accanto al rosso ha una tradizione antica nella zona intra carpatica. Si osserva che molti toponimi preromani hanno questa nominazione, vedi Albula il nome antico del Tevere, Albula un altro affluente del Reno, Alba Ingaunum di cui Albenga, Alba Intilmelium di cui Ventimiglia, o monti Albani, etc. Il senso arcaico della parola Alba è quello d'altura anche come Albero. La distanza tra i due santuari romeni di Alba-lulia e Sarmisegetuza-Regia è meno di 100 km.

   Già dalla fine degli anni ‘70 dopo approfonditi studi nel complesso Santuario di Sarmisegetuza-Regia, ho scoperto prove di un sapere estremamente avanzato che spinge ancor più lontano l'ipotesi già avanzata, quello di osservatorio astronomico, a quello di "calcolatore di pietra". Dalle dimensioni reali degli elementi presenti sul terreno e dalle connessioni interne del Santuario emergono relazioni matematiche stupefacenti che interessano addirittura le macro dimensioni geodetiche della Terra (vedi anche l’’Agopuntura Terrestre”). In questa ipostasi il Santuario comunica sia matematicamente sia realmente con la sua controparte britannica di Stonehenge. Interpolando le dimensioni "chiave" delle due costruzioni escono fuori indubitabili messaggi indirizzati ai nostri tempi, ammonendo che presto saremo davanti ad emergenze planetarie impossibili da superare se non in base alle equazioni previste già migliaia di anni fa.

   Da dove tutta questa conoscenza? Certamente da una sorgente comune estesa una volta su gran parte della Terra, ben sintetizzata e concentrata come in Egitto. Quello che è nuovo e interessante è il fatto che allargando le ricerche ci si è sempre più avvicinati al luogo originario della civiltà che grosso modo è attorno al Mar Nero. Stringendo il cerchio si è arrivati all'Arco Carpatico. Le prove sono sia di ordine linguistico dall'onomastica ai vari toponimi, sia dai miti, leggende e tradizioni fino alle scoperte archeologiche odierne. Ecco alcune scoperte archeologiche che spingono indietro di molte migliaia di anni le certezze sui primi inizi sbocciati nella Zona).

   LA SCRITTURA PIÙ ANTICA DEL MONDO

   La scrittura tipo cuneiforme sumera trovata nella località di Tartaria in Romania è una scrittura risalente a 7.000 anni fa, 2.000 prima di quelle ritenute più antiche, la cuneiforme sumera ed i geroglifici egizi (fig. 7). Succedeva nel 1961 ma la Cortina di ferro impedì la diffusione della notizia.

   Le Tavolette di pietra e di argilla di Tartaria (Romania), rappresentano la scrittura proto-europea più antica al mondo, piena di immagini e simbolismi religiosi. Secondo gli studiosi le antiche civiltà del sud est europeo prevalentemente concentrate attorno al Danubio utilizzavano questa scrittura per rituali sacri. E qui siamo d'accordo perché lo prova anche il così detto "codice linguistico ancestrale universale". La radice "scri" dallo scrivere o scrittura è la stessa della parola sacro.

Migrazione Ramanica   È indubbio che scrivere era l'emanazione del sacro anche proseguendo la filiazione semantica di questa idea. Il verbo scorrere è derivato dalla parola scrivere perché le lettere e le parole scorrono mentre sono scritte o lette. La scrittura era segreta come anche il sacro. Tanto fu importante questa idea per gli egizi che l'intera Valle dei Morti a Sakara ha dedicato questa radice così come il dio della morte Sokar. Che la scrittura era sacra in Egitto è evidente tanto dalla rispettosa quantità di scritture su stelle funerarie, tombe, piramidi, obelischi ed altro quanto dalla decodificazione stessa della parola “geroglifico” (hieroglifo) nella quale hieros in greco è proprio sacro.

   Ci sono prove che la terminologia di "profonda sacralità" mediterranea antica di tanti popoli sia stata codificata attraverso le due lingue, latino e greco. A trarne le conseguenze positive furono tutte le leggende e i miti dei rispettivi popoli. Come mai? La risposta sarebbe la consapevolezza che le due lingue provengono dal luogo delle Origini, dal ceppo iniziale. I latini vengono dalle parti del Danubio al di là dalle Porte di Ferro, dal fiume Olt (Alutus), cioè dall’Arco Carpatico e si stabilirono nel Lazio (Latium). I greci con i loro tre rami: Ioni, Dori e Corinzi scesero anche loro dal Nord del Danubio, dall'Arco Carpatico. La consapevolezza della loro provenienza li spinse non soltanto ad allargare l’espansione culturale ma anche il dovere di rimettere in ordine la “terminologia primaria”. Altri popoli hanno saputo o intuito questa provenienza accettando anzi rielaborando le terminologie locali in conformità a quella “primigenia”. Questo spiega perché l'ellenismo s'impose in tutta l'Asia nei tempi di Alessandro Magno con tanta leggerezza, perché esso esprimeva la grande Universalità.

   IL PENSATORE DI HAMANGIA

Migrazione Ramanica   Alla foce del Danubio in Romania nella provincia di Dobrogea nel 1953 fu scoperta in un cimitero d'inumazione neolitica una statuina datata attorno a 4.500 a.C. (fig. 8). La statuina alta 113 cm. fu chiamata il "Pensatore di Hamangia” dal nome della cultura neolitica appartenente. Nella località Gradistea-Coslogeni sono state depistate necropoli dal V millennio avanti Cristo, dove le figurine antropomorfe scoperte sono molto simili allo stesso Pensatore.

   Tutta la zona danubiano carpatica pontica fu seminata di simili statuine che si estesero fino all'Europa centrale, gran parte di Germania e Austria. La caratteristica essenziale della cultura Hamangia era l'eccessiva geometrizzazione dei motivi incisi sul vasellame dell'epoca. E proprio dietro questa caratteristica si cela qualcosa di straordinario che la piccola statuina ha portato fino ai nostri giorni. Nello stesso tempo prova la tesi generale di quest'articolo quella che nella zona danubiana carpatica c'è stata una civiltà sorprendente possibile origine o inizio delle future civiltà storiche, fiorenti.

   Ecco alcune straordinarie virtù della statuina "pensante":

   DOMANDE:        

   RISPOSTE:

   RISPOSTA ALLE RISPOSTE

Migrazione Ramanica   Gli argomenti fin qui presentati che sono soltanto un'infima parte, aprono la strada a una conclusione: la coerenza concentrica delle prove ci porta nello spazio e nel tempo in una zona pressappoco danubiano – carpato - pontica con varie estensioni attorno al Mar Nero, dai confini central europei fino a quelli anatolici dell’Assia Minore. Se l'Arco dei Carpazi è ben individuato, l'arco del tempo è quello fluttuante tra 9 - 5.000 a.C. Ed è proprio questo il tempo mancante all'appello, tra una leggendaria Atlantide e tempi più recenti della storicità scritta. L'anello mancante è proprio la civiltà Iperborea con una delle sue individuazioni: quella carpatica. Dopo più di venti anni di studi e ricerche approfondite ho individuato non soltanto la Zona e lo scenario della formazione e della migrazione di quella civiltà ma in primis gli elementi fondamentali della loro conoscenza. Il quadro che ne fuoriesce è al di là d'ogni immaginazione. Ripeto importante è arrivare a quella Conoscenza remota da quale essi si alimentarono.

   Per non scomparire e per rimandarla ai posteri, gli antichi hanno codificato la Grande Conoscenza post Atlantidea e Iperborea, già di per se universale, all'interno più profondo della lingua però i posteri non si accorsero di nulla all’infuori di pochi iniziati. La Grande Conoscenza fu incisa anche nei megaliti dei santuari, nelle piramidi, nelle Sfinge, nei miti, nella tradizione in generale. E poi hanno disseminato sulla Terra tutto questo materiale codificato nella speranza che qualcuno da qualche parte e in qualche tempo scoprisse i loro significati. Per aiutarci a capire hanno plasmato statuine pensatrici piccole (allusione al pensiero) nelle quali hanno inserito codici d'accesso ai remoti sistemi di conoscenza. Per riuscire a trovare le valenze nascoste, le statuine erano piccole proprio per poterle rovesciare da tutti i lati o utilizzarle in copie modulari. Le statuine pensatrici erano delle vere chiavi d'accesso ai codici universali.

   LA GRANDE MIGRAZIONE DELLE ORIGINI

   Almeno una parte essenziale della civiltà Iperborea visse felice all’all'interno dell'Arco Carpatico e dintorni continuando a custodire e sviluppare un favoloso tesoro di conoscenze post atlantidee. Poi c'è anche da chiedersi, se le due civiltà, atlantidea e iperborea, fossero contemporanee, concorrenti o collaborative. In ogni caso a un certo punto l'incanto s'infranse e la primigenia civiltà si sciolse. Fu colpa delle invasioni barbariche di qualche popolo bellicoso o fu uno scisma interno? Come si è visto all'inizio nella leggenda del re Hasmas, fu una forte invasione probabilmente generata da condizioni climatiche e alimentari.

   La leggenda però e più sottile perché i tre figli del Re rappresentavano non soltanto se stessi ma tre popolazioni: Il figlio Olt rappresentava i Latini primigeni probabilmente discendenti dagli atlantidei come prova la loro radice “LT” <-> “TL”. L'altro figlio Mures rappresentava sia gli Iperborei più recenti sia alcune rimanenze sarmatiche. I sarmati vivevano attorno a quelle zone. Non è escluso che nel nome MURES letto al contrario SERUM c'è proprio la radice dei sarmati sermoni di quel ramo. Poi il santuario di Sarmisegetuza ha la stessa radice. In ogni caso la leggenda afferma che i due fratelli o popoli lottarono molto insieme finchè ognuno prese la sua strada.

Migrazione Ramanica   È possibile che la soluzione del grande scisma sia codificata nel nome del padre HASMAS scomposto HAS+MAS. Mas ossia Mes in molte lingue antiche inclusa quella egizia significa generato o generatore, come “generato" dalle acque. Se Mas è generatore, la domanda è chi o che genera e chi è stato generato? Risposta semplice: MAS genera l’HAS ossia l'altra parte del suo nome. Ebbene ci troviamo di fronte a qualcosa d’impressionante perché nelle tre lettere è codificato l'inizio della storia umana dopo il Diluvio Universale. Le tre lettere HAS che sono HIS perché le vocali passano leggermente da una all'altra senza modificarne l'essenza, altro non sono che le iniziali dei tre figli di Noè: Ham, lafet e Sem, in altre parole una nuova generazione di uomini. Se Noè reduce dal Diluvio Universale ricrea l'Umanità a partire dai sui tre figli o popoli, nello stesso modo il re leggendario HAS-MAS o "HIS-MAS" è generatore del nuovo mondo di cui oggi siamo storia vivente. Il paragone con Noè e il Diluvio è impressionante se teniamo conto dell'ipotesi dello straripamento del Mar Nero nel Bosforo e l'inondazione congiunta con quella del Danubio. Nella lingua romena Diluvio che poi succede su un fiume fluvio si chiama Potop, indicando Potamos, l’antico nume del Danubio. Ecco perché è geto-daci bevevano l’acqua del Danubio perché potabile, da Potamos. Poiche nell’antichità tutto era codificato semanticamente anche il romano Danubius voleva dire “da nubi” ossia acqua che viene dalle nuvole.

   Sembra che nella lingua del posto, il romeno, si trovi codificata l'essenza del Diluvio Universale decodificata attraverso il nome di Noè in cui sono racchiuse le caratteristiche dei suoi discendenti. Noè vuol dire noi quelli nati dopo il Diluvio che siamo nuovi in rom. nou. Dopo Noè il sistema di misura diventò quello in base 9 nove che in romeno si legge, noua. Tra il 9 e il 10 è stato scoperto e creato un sistema combinato con quale anche l'Universo opera. Per immortalare questa gigantesca scoperta numerica sono state erette le piramidi ma nessuno oggi ha capito niente*.

   In quanto alla combinazione letterale HAS o HIS presente nel nome del patriarca HASMAS, sorprende il fatto che la leggenda si ripropone per la seconda volta realizzandosi nel nome di Gesù Cristo il cui nome vero è Isus Hristos le cui “iniziali di Iniziato" erano “I.HS. Ecco perché Gesù diceva che parla nel nome di tutti gli uomini proprio perché faceva appello alle tre genti e sorgenti di lafet, Ham e Sem (IHS). Quell'espressione “Figlio dell'Uomo” in sinonimia a quel dì “Figlio di Dio” a che faceva allusione? Al monte Om dei Carpati dove si trova la grande testa di uomo detta Sfinge carpatica? D'altronde Gesù fu crocefisso su un piccolo monte il Golgota chiamato, il luogo del Teschio. Strano. Anche il Campidoglio (Capitolio) dei latini romani fu eretto su un'altura, dove giaceva un teschio Caput ecco perché Capitolio.

   La Via Crucis di Gesù verso il luogo del Teschio o del Capo si chiama Calvario codificato in CAL+VAR ossia la Cale della Verità. Il Calvario sarebbe l'eterno cammino iniziatico e sacrificale verso la cima del Monte, dove giace la realizzazione suprema. Qui svelo rivelazioni straordinarie che vengono dalle Origini più profonde dell'Umanità che una volta hanno avuto anche una collocazione topologica ben precisa, quella del “Luogo delle Origini”. Ecco la prova della rivelazione universale contenuta nella stessa parola Calvario letta al contrario (CALVAR<->RAVALAC) cioè RIVEALACION o Rivelazione. Sembra che Cristo (Isus  Hristos) in tutto il suo lungo periodo fra tredici e trenta anni, inizio della predicazione, visitò il Luogo delle Origini, il monte sacro Om, e poi seguì la vecchia “via dei Ramani” fino in India seguendo le orme di Rama. Il mito chiede imit-azione, così da quello di Rama Originario nacque il modello splendente di Krishna arrivando in fine quello salvifico di Cristo (Cristo – Hrishtos). E non è finito poiché oggi si deve rifare l’antica via a ritroso - la Rivelazione della Rivelazione al completo.

   Il verbo rivelare "ri-velo" si riferisce ad un vello che è il cer-vello e Cristo cioè cer è quello che alza il vello del mistero. Cervello è sinonimo di Capo e indirettamente Teschio di UOMO: Ripeto qui si tratta non d’informazioni ma di una straordinaria conoscenza dimenticata proveniente direttamente dal tempo e il Luogo delle Origini. Tutta la ricerca interdisciplinare e trans disciplinare di migliaia e migliaia di persone potrà non basterà a rimportare la verità occorrerà probabilmente, anzi di sicuro, la venuta di un nuovo avatar. Avatar = Verità = Virtù = Vertice = Vortice.

   Ora sarebbe il tempo di chiarire chi era il terzo figlio dell'imperatore Hasmas. Egli non ha un nome ma la leggenda dice che se fosse morto il figlio anche il padre sarebbe morto di dolore. Questo prova che era molto importante in quello che egli rappresentava per il padre, infatti, lo tiene vicino al seno. Mio parere è che egli rappresentava l’eredità, la Grande Conoscenza che si doveva difendere a ogni prezzo. In ogni caso il suo nome generico è Rimanenza ossia "quello che rimane". Il nome adatto al terzo figlio sarebbe Riman o Raman. Da qui proviene il nome di quelli che vivono nella vecchia zona carpatica ossia o romeni. Ed ecco in fine la sigla riunita con le iniziali dei tre nomi dei figli di Hasmas: Raman, Alutus, e Maris cioè RAM. Questi tre rami migrando nelle tre direzioni est, ovest e sud creando in gran parte l'assetto storico conosciuto dell'antichità.

   LO SCENARIO DELLA GRANDE MIGRAZIONE RAMANICA

Migrazione Ramanica   Un’ipotesi meno bellicosa o congiunturale è quella dell’imperfetta triadicità della condizione umana: Sentimento, Volontà e Intelletto. L’essere umano non è sempre ben bilanciato tra; i suoi sentimenti, il desiderio di fare e il suo intelletto che ragiona.  Per vari motivi l'equilibrio tra le tre qualità nella Zona degli Origini s’infranse esacerbandosi, gli intellettuali diventando sempre più intellettuali, i sentimentali (religiosi) sempre più accaniti e i volitivi sempre più pratici e bellicosi. Così la grande Tribù dei RAM si divise in tre Rami che partirono in tre direzioni diverse (fig. 10).

RAMO EST - SENTIMENTALE migrò verso l'Oriente fino nel profondo dell'Asia avendo come limite l'India. Finora questa parte del mondo è più sentimentale e religiosa.

RAMO SUD – INTELLETTUALE, migrò attraverso i Balcani nel vicino Medio Oriente scendendo in Egitto. Su questo tragitto troviamo i greci grandi pensatori filosofi e razionalisti, poi gli ebrei pensatori e razionalisti, addirittura per religione, ed infine gli egizi grandi Ra-zionalisti e costruttori per eccellenza. I sumeri e i mesopotamici furono anche loro grandi pensatori pratici.

RAMO OVEST - VOLITIVI migrò verso l'Europa occidentale creando popoli pratici, commerciali, bellicosi e disposti all'ordine. Non eccelsero troppo nella religiosità proprio perché opposti al Ramo che andò nell'Asia ma presero molte qualità dal Ramo più vicino degli ‘Intellettuali facendo uso in abbondanza di questa qualità.

   I limiti caratteriali tra questi rami non sono netti mescolandosi sul percorso del tempo, però le caratteristiche essenziali sono rimaste e ancor oggi sono ben visibili. Studiando il codice genetico dei popoli nati dalle grandi migrazioni primitive, si otterranno gli elementi probatori della loro appartenenza comune sia sulla scala del tempo storico sia su quella della distribuzione spaziale. Le sorprese non mancheranno. Già alcuni test fati sul codice genetico degli egiziani hanno trovato corrispondenze sorprendenti con popolazioni della Romania.

   IL MODELLO DEL MITO ORIGINARIO

   I Rami o Ramani discendenti della grande Rimanenza portarono dappertutto il modello originario della loro visione e conoscenza nonché la tradizione sintetica dei loro miti specialmente quello delle Origini. Il concetto generale di “Ram” non è ancora ben distinto se si riferiva ad’ una Tradizione, a un Popolo o a un Personaggio. E' più probabile che il concetto generalizzante Ram contenesse tutti i tre aspetti fusi in quello che si potrebbe chiamare una Tribù primigenia di un modello universale. In questa struttura empirica ma essenziale la triade funzionale è visibile: da un lato la Tribù ossia la Comunità, il Tribuno o il conduttore e il Tribunale cioè il consiglio dei saggi anziani. La contribuzione tributaria si esprimeva in un tributo. Fu la prima organizzazione statale dell'Umanità che li rese famosi. Da qui partì la grande Utopia Concreta * che generò i grandi stati della storia, scienza che poi si perse almeno il suo spirito originario (vedi il libro dell’autore “Utopia concreta – lo Stato Ramanico delle origini” Edizioni Universologia).

   È impressionante il fato che dopo migliaia di anni la "res publica" latina, ossia l'interesse pubblico, in romeno si chiama "treaba", ci porta al contributo tributario presente nei primi Tribù. La filiazione semantica è evidente anche nella parola “interesse” dove "ter" è presente nella radice di Tribù. E poi c'è da chiedersi se tri-bù non voleva dire terra buona, perché lo scopo primordiale di tutti popoli migratori era quella di trovare terra buona per la sopravvivenza. Ancor oggi la zona danubiano-carpato-pontica contiene tutte le ricchezze naturali: pianure, coline, monti, laghi, fiumi, foreste, foce del Danubio, mare, etc.

   Nelle lunghe peregrinazioni i Ramani hanno portato dappertutto il loro modello e i nuovi popoli l’accettarono e col tempo considerandosi diretti discendenti di Rama, tenendo quest'informazione come “sancta sanctorum” della loro fondazione. L’ecco della conquista dell'India da parte degli ariani ed elementi del mito ramanico rimase immortalato negli eroi dell'Epopea Ramayana, appunto Rama e Bala Rama. Sempre a quei remoti tempi splendeva il mito di Rama Krishna. E’ suggestiva la contaminazione che subì il dio supremo della spiritualità induista Brahma o Brama ha la stessa radice dell’eroe civilizzatore  Rama. Il poeta romeno M. Eminescu già nel secolo scorso intuì l'ideazione del grande Ramo (modello Arbore) scrivendo: " Così passero e ram/ Il sole e la luna/ Nascono e muoiono nel santo Bram/ Nel quale Tutto è Uno".

   Anche i nuovi popoli del ramo sud della Grande migrazione ramanica parlarono con rispetto del grande eroe civilizzatore Ram e nell’atto della loro fondazione ripetono il prodigio primitivo. Gli Ebrei si considerano discendenti di Abramo il cui nome nel misterioso codice linguistico ancestral universale si decodifica in AB-RAM, nel quale AB è il latino Ab cioè dall’inizio come nel “ab origine” o "ab urbe condita" dall’origine, o dall'inizio della fondazione, e poi RAM riferimento a RAMA il primo eroe civilizzatore. Abramo vuol dire "da Ram". Come altrimenti si potrebbe spiegare l'espressione "padre di molte nazioni" attribuita ad Abramo quando lui era capostipite di una comunità reale e linguistica a quel tempo non più estesa ad alcune migliaia di persone.

   Il merito di storico degli ebrei è quello di aver applicato brillantemente e ad litteram il mito della fondazione primigenia del Ram. Il mito fu creato per essere i-mit-ato per arrivare alla sua meta. Nel mito si trovano i tre elementi necessari nati dalla stessa radice: la meta, la metà e la mèta ossia la grandezza, la misura media e lo scopo.

   Abramo come padre fondatore di molti popoli e religioni, nell’Islam diventa Abraham che con l'inclusione della lettera “H” crea il vocabolo ham che già con partenza dal sanscrito si decodifica come il verbo “sono” ossia ”io sono”. La decodifica completa sarebbe AB-RA-HAM cioè "da Ra o Ram provengo o sono". C'è da chiedersi se il verbo ham non ha da fare con la stirpe di Ham una delle tre accanto a quelle di Sem e lafet.

   Il mito ramano otterrà Grande risonanza anche in Egitto dove fonderà la religione di Ra, il dio solare. Come ecco della grande fondazione ramanica dell'Egitto molti dei faraoni si chiameranno Ramses in memoria delle origini. E il mito va indietro fino a Hermes Trismegistos, e al leggendario grande costruttore di templi e piramidi Hiram. Ancor oggi nella Romania al riguardo i fondatori di antiche costruzioni e chiese si fa la domanda: che "hram" porta, ossia chi le ha erette, chi è il loro Hiram.

   Sull'altro lato della migrazione ramanica quello verso l’Europa occidentale, la Fondazione di Roma sarebbe un omaggio alla “fondazione primigenia” di Rama. Romulus e Remus non rappresenterebbero l'aspetto fratricida della fondazione bensì la fusione di due popoli, i latini e i troiani, in uno solo quello romano, in ricordo dell’antico Rama peregrino. La creazione semantica e concettuale del nome dei Romani potrebbe alludere a Raman, il Terzo figlio minore quello della Rimanenza. Ambo i popoli provengono dalla stessa sorgente carpatica. Romulus attraverso la lettera “L” suggerisce l'appartenenza latina mentre Remus quella già scesa in Asia minore e diventata sumerica, poiché letto al contrario REMUS diventa SUMER.* . Da non dimenticare il dio romano della guerra Maris o Marte che fecondò Rea Silvia madre di Romulus e Remus.

   I migratori ramani del lato sud che arrivarono in Egitto attraversando la Grecia e il Sumer erano grandi costruttori di piramidi in egizio chiamate mer. C'è da chiedersi se il nome del Su-mer che contiene il "mer" non significherebbe proprio piramidi alzate in "sù". Nella Mesopotamia sumerica la costruzione di ziggurat e torri babeliche era una tradizione sicuramente apportata dal luogo delle Origini Carpatiche. Mures, il fratello di Olt, ambi due figli di Hasmas, potrebbro alludere a Remus e Sumer.

   Sorprende che la parola “piramide” detiene dentro il "ram" che poi si trova anche nella parola romena caramida ossia mattone di costruzione. Vedi la stretta relazione: pi-ramida ca-ramida. Da ricordare che la regina Semiramide fu quella che costruì i muri ziggurat dei famosi giardini pensili. C'è da chiedersi se la combinazione "ramida" non ci porti alla parola “rimedio” come soluzione anzi risoluzione dei problemi. Che poi ramid letto al contrario diventa dimar o dimora non c’è da stupirsi perché la piramide è una dimora dell'eternità.

   Molto interessante il nome egizio mer della piramide (al contrario rem) che è sinonimo letteralmente e foneticamente alla parola “mare” ossia grande così come sono d'altronde le piramidi. Il segreto sta nella parola romena marime con il significato di grandezza ma anche misura. L'inizio e la fine della misura lo dà il margine ossia il bordo del lato misurato. Ebbene i bordi dei margini delle piramidi nascondono il più grande segreto delle piramidi che viene direttamente dalla grande scienza degli atlanti e degli iperborei ramanici. E' il segreto stesso dell'Universo*.

   La caratteristica essenziale della tradizione ramica o "abramica" è il suo mix d'elementi universali convertibili a tutte le culture. Questa qualità ibrida presente nel nome Abram ha la massima rappresentanza nella Sfinge, un ibrido di qualità animalesche è umane riunite insieme. Questo è il messaggio della Sfinge Carpatica simulato nella bacchetta magica diventato poi scettro e nella potente formula “Abracad­abra” esprimendo l'universalità, la convertibilità e la reversibilità delle realtà e della Verità. Le realtà sono molte la Verità è Una. Eco perché anche il serpente Oroboro(s) l’incarnazione del principio di feed-back del sapere (in questo caso semantico) è composto dalle stesse consonanti di Abra.

   "Abra-cad-abra” è un composto linguistico semantico estremamente ermetico. La parola è molto antica proveniente dall’aramaico Avrah Ka Dabra che significa “Io creerò come parlo” o dal ebraico Abreq ad habra con significato di “invia il tuo folgore fino alla morte”. Persino il famoso “Evrika” “ho scoperto” di Archimede va nella direzione di esprimere un segreto. Il segreto di tutti segreti sta in quel germe "cad" presente al centro della parola che ci porta ancor più indietro nel tempo. Ebbene cad o cod non è altro che un Codice lat. codex - cis. Un codice di Sapere ancestral universale. Che il codice si riferisce alla Conoscenza non c'è dubbio poiché letto al contrario cod diventa doc ossia la radice della parola greca Doxa o Docsa (conoscenza). Gli antichi abitanti dell’India si consideravano venuti dalla Daksha, il Paese degli Dei. Potrebbe essere la zona dell'antica Dacia situata all'interno dell'Arco Carpatico? Se si tiene conto che ancora oggi in India esiste una zona intera di decine e decine di località che hanno assolutamente gli stessi nomi presenti in una zona della Transilvania intra carpatica, persino nella distribuzione geografica, allora la risposta è chiara.

   E infine ecco la grande sorpresa: quel cad centrale nella remotissima espressione ermetica abra.cad.abra altro non è che il simbolo concreto più codificato che ci sia, il Caduceo, padre della bacchetta magica. Il più rappresentativo e famoso fu il Caduceo di Hermes Trismegistos. Il segreto di tutti i segreti sta in quel CAD che praticamente è COD indicando il “Codice” ma non uno qualunque bensì il “Codice Universale” che chiude e apre tutta la Conoscenza. Abbiamo visto che Cod o Codex è la grande DOXA UNIVERSALE (Docsa da dove possibile Daksha – il Paese degli Dei).

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   In quanto al grande Hermes, il suo nome contiene la radice Ram e in più è molto vicino a quello del nome di Hasmas (Harmas - Hermes) basta cambiare la ”s” con la “r”. La differenza che la lettera R produce è quella rappresentata dalla riunione dei nuovi tre rami che conquisteranno poi il mondo. Ecco perché Hermes era tre volte grande, poiché detentore della “conoscenza universale” dei tre rami riuniti e la “conoscenza triadica” espressa attraverso Parola, Numero e Geometria - la quantificazione suprema.

   Ermete Trismegisto è per eccellenza il massimo simbolo della codificazione, da dove la scienza l'ermetica della Grande Conoscenza trascendente ma nello stesso tempo rigorosamente misurabile. Appena a questo punto si capirà il vero significato della formula magica Abra-cad-abra sapendo che la lettera b appartiene alla stessa famiglia di lettere esplosive con la p. Ecco la traduzione: "Apri-codice-apri". La risposta è una sola: la lettura al contrario o dalla coda di "Abra-cad-abra" <-> "arba-dac-arba". Arba è Arbore, dac è Docsa (Doxa) ossia la grande Conoscenza (vedi Kogaion). In parole semplici, l'apertura del codice è possibile soltanto conoscendo l'Albero del Gran Sapere. Oppure: soltanto attraverso il "codice caduceale" è possibile l'accesso alla grande conoscenza degli Dei. La combinazione "CDC" nel caduceo dà la possibilità al codice di essere letto anche al contrario. Questo tipo di conoscenza "abracadabrica" oggi  scomparsa, però rimasta immortalata nelle antiche parole è l'unica strada da esplorare laddove gli altri metodi investigativi non possono arrivare.

   In quanto alla parola “Arbore” o Albero essa ci manda a due destinazioni precise: una all'Albero della Conoscenza di cui Adamo ed Eva hanno subito la tentazione e la seconda alla radice del luogo dell'evento. La parola Albero ci porta all'Alba o all'inizio Iper-boreo così come anche la parola Ar-bore, ar = arcaico e or = origine.

   KOGAION - COGITO ERGO SUM
   
ZALMOXIS – “ZEUL MAXIM”, ZEUS MAXIMUS

   Molti storici antichi descrivevano i geto-daci come i più bravi e saggi trai traci. Essi avevano un Monte Sacro chiamato Kogaion dove adoravano i loro dei tra cui Zalmoxis. L’identificazione del monte nella catena carpatica fu difficile, e molti lo immaginarono in vari posti però quelli che lo immedesimarono nei monti Bucegi, là dove si trovano i grandi simulacri del tempo passato: la Sfinge, le Colone del Cielo, Babele, avevano ragione. Tempo fa scoprì che la risposta alla sua locazione era nascosta proprio nel suo nome, Kogaion. Le due consonanti “KG” ossia “CG” sono proprio quelle presenti nel nome del monte Bucegi. In decodifica BU-CEGI = BU ossia Pe, e CeGi in romeno “pe Bucegi”. Voler dire andare su Kogaion é sinonimo in romeno di dire andare “Pe Kogaion” ossia Bu Cegi.

   Questa la locazione del Kogaion, ora in base allo stesso “codice ancestral universale” eco il suo significato profondo. Le stesse due consonanti “KG” ossia ”CG” sono la radice del verbo latino COGITO, penso, in romeno “cuget”. Persino tutte le consonanti di CogaionCGN” esprimono la COGNI-ZIONE “io cognosco” (lat.). Il sacro monte Kogaion era il tempio del pensiero e non solo poiché in romeno Cuget è sia verbo “penso” sia sostantivo come Coscienza e Anima, svelando persino il Sé interiore “in cugetul sau”.

   Con questa decriptazione arriviamo a capire perché i geti furono considerati dagli autori antichi i più saggi tra i daci. Il CUGET derivato dalla COGnizione come “cu-get” ossia “con il get” esprime la loro saggezza. Il popolo getico è stato probabilmente quello che ha usato più in assoluto le frecce lat. sagita da dove il loro nome. La sagita per la sua penetrazione è sinonimo di penetrare alla verità con il pensiero e la saggezza. Tanto era apprezzata questa qualità che fu utilizzata come l’espressione “get be get” ossia io sono “get puro get”. Dopo l’espressione io sono “da qui” ossia “daci”, dalla Dacia, seguiva l’autentificazione di qualità cioè quella di “get be get”. L’autentificazione conosciuta anche come espressione di verità, “così è” ”zau” si estendeva fino al dio Supremo Zalmoxis poi il dio cristiano Dumnezeu.

   ZALMOXIS.  Con lo stesso codice ancestrale decodificai il nome di Zalmoxis che era semplicissimo ma nessuno lo ha riconosciuto finora, eccolo: ZALMOXIS à ZAL-MOXIS = ZEUL MAXIM (Zeus Maximus). Quella dei geto daci fu quasi una religione monoteista che impose Zalmoxis dopo le sue peregrinazioni in Grecia e le discussioni con Pitagora. L’influenza greca è visibile nel suffisso aggiunto “ion”, in Kogaion. Anche se i geto daci non adorarono mai tropi dei ma Zalmoxis decise di imporre un solo Dio supremo per unificare il Pensiero in Unicità. Per realizzare la grande Opera decise di prendere il comando appellando a un Dio Massimo. Fu una rivoluzione come quella di Akhenaton* nell’Egitto quasi mille anni prima. Perché questa imistione tra antropologico e divino? Tutto in memoria all’eroe civilizzatore Rama e all’impronta della Sfinge sul Monte Om (nel nome dell’Uomo). Stesso Gesù Cristo peregrino al monte Om, si chiamerà quando “Figlio dell’Uomo” quando “Figlio di Dio”. La grandezza di una religione si esprime attraverso la grandezza dell’uomo che la segue.

   LA CULLA ARIANA

   L'Europa degli ultimi 6 - 7.000 anni era una foresta continua con poche  zone aride. L'Albero non era soltanto il simbolo della vita ma parte della vita stessa. Una delle zone più forestali del continente era la Transilvania situata all'interno dell'Arco Carpatico. Il nome stesso di Trans-silva-nia lo dice chiaro "attraverso le foreste" lat. silva, foresta. L'altro nome della Transilvania, Ardeal, esprime sempre la foresta sia tramite la parola “ungherese” "erdely" sia quella romena “padure" o "codru". La radice "arde" presente nel nome della zona Ardeal altro non è che il verbo ardere, la conseguenza diretta della combustione del legno delle foreste chiamate erdei, padure, codru.

Migrazione Ramanica   La radice arde sarebbe anche un arduo richiamo all'ordine lat. ordo - ordinis. Quest'ordine deriverebbe dal principio dell'Albero ARBORE, lat. arbor. L'albero non è soltanto una sorgente d'energia vitale ma anche un modello archetipale di presentare la distribuzione delle energie e delle informazioni, gli arti del Sapere. Nello schema generale di un albero vivo (fig. 11) è inclusa la genealogia della civiltà umana. Le "radici" rappresentano i germi fondatori della razza o particolarmente della civiltà umana. Il "tronco" è lo sviluppo unitario armonioso e spontaneo. La così detta "tulpina" o il ramo grosso rappresenta il primo scisma, una biforcazione naturale o artificiale all'interno dello sviluppo evolutivo. I "rami" rappresentano la seconda e ultima generazione biforcata come categoria perché qualunque ramo rotto presenta una riproduzione in miniatura dell'intero albero.

   Applicando il modello genealogico tipo "Arbore" alla civiltà umana, possiamo affermare che l'era delle radici è sconosciuta con l'eccezione del suo indice "Rad X" lat. radix-cis. L'era del tronco ugualmente sconosciuta è enormemente remota. Le tracce porterebbero alla Tracia o almeno alla zona da essa descritta che corrisponde a quella dell’arco carpatico dove furono individuati gli Iperborei.

   Più chiarezza apporta l'era della "tulpina" dove è possibile individuare i presunti superstiti di “Atlantide Marnegrina” rifugiati nei Carpazi. In quanto la civiltà dei "rami", essa è ben individuabile in quella dei tre Rami maggiori dell'emigrazione. Tutti gli altri rami più piccoli venuti molto più tardi sono oggetto di studio delle scienze storiche contenute nei programmi scolastici.

   Ecco ora le classiche quattro età della storia dell'uomo; Età dell’Oro (Krita Yuga) l’Età dell’Argento (TretaYuga), l’Età del Bronzo (Dwapara Yuga), l’Età del Ferro (Kali Yoga). Secondo il modello dell’Arbore le quattro epoche o ere diventano: l’Era delle Radici, l’Era del Tronco, l’Era Tulpina, e l’Era del Ramo. Seguono poi l’Era delle Foglie, l’Era dei Fiori, l’Era del Frutto e l’Era della Semina chiudendo il ciclo.

   L'ultimo grande tentativo di rifare l'Unità della Conoscenza completa delle Origini e tradurla in prasi e virtù fu quello degli Iperborei. Nella radice bor la lettera "B" fa parte della famiglia che comprende le lettere "V" e "P" avendo valenze semantiche ravvicinate. Perciò bor è vor o vir era l’incarnazione della Verità dela Virtù nel Vertice del Vortice (Vartaka) che muove il mondo. I bori prima d'essere iper, vale a dire grandiosi sono stati euri (buoni) virtuosi e veri. Ecco perché la loro aura gloriosa è stata portata con successo dai tre Rami dappertutto e i nuovi popoli del mondo s’indentificarono con loro Ab-Ram, Abramo “padre di molte nazioni”.

   Non è escluso che il nome d’Europa venga dagli Iper-borei viventi tra gli arbori ed erbe. Europa si può decifrare in EU+ROPA nel quale Eu è il greco bene o buono, mentre Ropa potrebbe essere il suo rovescio pora o bora. Il simbolo contenuto nel nome d'Europa è l'Arpa d'Apollo che viene dal Polo (Bor da boreale). Apollo era portato da grifoni cioè Sfinge. Interessante il fatto che la parola arpa è vicina a quella romena aripa che indica le ali degli volatili. L'arpa e la lira appartengono alla stessa forma e categoria musicale rappresentando la parte superiore del Caduceo contenente le ali che Hermes Trismegistos possiede. Vedi Apra-cad-apra. La famosa forma di lira o arpa è proprio quella dell'Arco Carpatico che ha mantenuto nel suo nome l'arcaica combinazione "ARP".

   L'IDENTIFICAZIONE ARIANA

   Si è discusso molto sulla leggenda degli ari che migrarono conquistando le tre parti della rosa dei venti, est, ovest e sud. Ebbene il termine generico "ario" derivante dalla parola indoeuropea "arya", “signore nobile”, appellativo loro attribuito, statisticamente e quantitativamente porta all'interno dell'arco Carpatico nella Transilvania detta Ardeal. I latini del ramo occidentale discesi “da qui” lo portarono in Italia nel Lazio (Latium) riconosciuto come zona di Ardea.

Migrazione Ramanica   Le qualità degli Ari sono racchiuse nella radice ancestral "AR" attraverso la rotazione successiva delle cinque vocali. Ario sinonimo d'arcaico e come orior Originario, dall'Origine, esprime la loro virtù di essere Ordinati, praticanti del giusto Ortho, guerrieri dell'arma, artefici in generale e amatori dell'arte. Attraverso la parola greca aristos, il migliore, e are, valore, è possibile aver un'idea riguardante i loro valori. Il genere di conoscenza che essi possedevano si può dedurre proprio dalla parola Signore. SIGN-OR, Segno e Origine in base al “codice di pensiero ancestral universale” si decifra come SIGNUS ORIGINIS, il Segno delle Origini. In questa visione un vero signore sarebbe colui chi porta i Segni delle Origini o che insegna l'origine delle cose. Gli Ari conoscevano la “scienza delle origini dei segni” e da cui la parola insegnare. Essi erano non soltanto dei bravi guerrieri ma specialmente dei grandi insegnanti. Ecco perché conquistarono le anime e le menti dei popoli dando via a nuove fondazioni. Per il mondo moderno d'oggi tanto confuso sarebbe vitale e ideale ritrovare la loro grande scienza perduta, quella dei segni, e adattarlo al mondo moderno. Il “codice linguistico” di cui si è fatto accenno e uso in quest'articolo è soltanto una minuscola parte di quel gran tesoro.

   Il luogo più provato dal soggiorno degli Ari era l’Europa specialmente quella della e intorno alla Romania, nella Transilvania, in Ardeal all'interno dell'Arco Carpatico, dove le antiche sfingi, piramidi naturali e colonne del cielo, vigilano e custodiscono i segreti delle nostre origini. C'è da chiedersi poi se il nome della Tracia parte di quella zona non voglia dire proprio tracce, così come il nome di Ram voglia dire orme. E poi perché in un mare di tanti popoli soltanto quello romeno ha mantenuto la lingua latina? Potrebbe essere conseguenza e la radice della rimanenza.

   Come detto, gli indizi che portano verso i Carpazi come luogo dell'Origine della Civiltà sono sempre più numerosi e consistenti. E' recente la notizia che il più antico europeo moderno viveva nelle caverne dei Carpazi in Romania dove sono stati trovati i più vecchi fossili umani finora trovati in Europa (fig. 12). Erik Trinkaus. antropologo della Washington University di St. Louis (Missouri - Usa), ha datato il reperto fra 36 e 34 mila anni fa. La sua analisi è stata pubblicata dalla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze.

   Sorprende poi che i relitti trovati nella grotta carpatica sono situati a poca distanza dal santuario di Sarmisegetuza-Regia e appena a un centinaio di chilometri dalla Sfinge Carpatica sul monte Om. L’'incubazione danubiana" nella ”culla-sarcofago" carpatica ha costituito un felice luogo geometrico per forgiare e preservare le condizioni del grande Esperimento Umano della Civilizzazione è del tutto probatorio. E’ l’ora di ritrovarlo.

   In quanto il lato pontico nella triangolare collocazione danubiano-carpato-pontica è anch'esso in base alle ultime scoperte piene di enigmi e risposte portando a quel primordiale evento atlantideo e diluviale da cui la memoria d'uomo ha i primi resoconti. Da quei tempi e luoghi si dirama (di-Rama, da Rama) la storia (Istoria) dall'lster gr. nata sul Danubio. Il Rama o il concetto sapienziale ramanico è stato il primo Magister (Mega-lster).* (vedi l'articolo "Atlantide sul Mar Nero", Mystero Anno III n. 27) che fu all'origine delle "fondazioni" che i popoli concepirono. La grande scienza ramana si trasmesse in gran parte su via orale attraverso le rime (vedi Omero)e come scrittura in “rumne” ossia rune.

   Nel presente articolo sono state utilizzati molti argomenti, prove, visioni e nuove tecniche d'investigazione. Anche il panorama degli eventi è stremante toccando niente meno che le origini della nostra civiltà e le sue diramazioni spazio temporali sull'arco dell'intero tempo preistorico e storico. La chiave della soluzione lo dà la Sfinge Carpatica troneggiante sulla cima Om che alludendo all'ibrida composizione di qualunque sfinge fa vedere che il mix (MIX) del Sapere è SFINX = SF-IN-X cioè "Sofia in X", concreta e critica. Soltanto chi ha Sapere Universale e mente ibridante riesce a sorprendere e capire la complessità degli eventi. Parola di Sfinge.

22.08.2003

09.07.2015

 

Autore:
Vasile Droj

Fondatore Centro Universologico di Roma

www.universology.com email vasidro@tiscali.it

 

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